Da un angolo remoto dello Zimbabwe una religiosa ha inviato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) un messaggio di sincero ringraziamento per aver inviato centinaia di rosari destinati a persone povere che sentono la preghiera come la loro unica speranza. Scrivendo da Matabeleland, nel nordovest del tormentato Paese, suor Clara ha descritto come i rosari donati da ACS abbiano «ricordato alle persone che non sono sole».
Suor Clara, originaria dall’Inghilterra e appartenente alle Francescane Missionarie della Divina Maternità, ha ricevuto i rosari da una consorella di ritorno da un viaggio fuori dal Paese. Suor Clara ha spiegato che i rosari sono stati distribuiti in tutta la sua “Missione Fatima” come parte di un programma pastorale che invita i parrocchiani a consacrare le loro case al Sacro Cuore di Gesù. In un messaggio per ACS, suor Clara ha scritto: «Siamo davvero felici dei rosari. Da quando abbiamo cominciato a distribuirli, siamo state sorprese dalla risposta della gente», ed ha aggiunto: «Le persone erano davvero piene di grande gioia per quanto stava accadendo e cantavano e danzavano commosse ringraziando Dio poiché in questo modo le stava visitando».
I piani per distribuire i rosari nello Zimbabwe sono stati coordinati dalla sorella di suor Clara, suor Crucis, una francescana dello stesso ordine che è tornata da poco, dopo molti anni di lavoro pastorale in Africa. Suor Crucis ha detto ad ACS: «Stando a contatto con gli africani si avverte che hanno un grande senso di Dio ed un grande desiderio di conoscerLo attraverso le Scritture. Quello a cui loro veramente rispondono sono le opportunità di pregare insieme come comunità e l’iniziativa del rosario è un modo meraviglioso per fare questo».
Alcuni rapporti suggeriscono che la gente in Matabeleland ed in tutto lo Zimbabwe occidentale si trova in una condizione di povertà a causa della politica governativa di investimento e sviluppo che favorisce altre regioni più in sintonia con il regime.
ACS ha molto a cuore lo Zimbabwe. Lo scorso anno l’Opera ha destinato 300.000 euro in progetti di aiuto per il Paese, tra i quali 25.000 euro per prevenire la chiusura dell’Ospedale Mater Dei, 170 posti letto, a Bulawayo, seconda città del Paese.